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L’estate in Svezia è come una lunga primavera, con un sole gentile e delicato e giornate dove si addensano nuvole nere che fanno cadere una pioggia talvolta leggera, talvolta spessa e pesante.
Quest’alternarsi di sole e pioggia rende il verde delle foreste brillante, le ombre lunghe e scure, la luce forte e penetrante.
Il continuo muoversi delle nuvole in cielo cambia costantemente il rapporto tra luci ed ombre e come fotografo mi sono reso conto immediatamente che qui non è possibile fare una foto uguale all’altra, ogni scatto sarà unico ed irripetibile, e questo mi piace.

Decido così di sfruttare queste caratteristiche e di organizzare un po di scatti in una foresta vicino a casa.
L’idea iniziale era di utilizzare una modella svedese, dai tratti tipici locali, bionda occhi azzurri, ma le cose non vanno mai come pianificate ed ormai sono abituato a questo.

Così mi capita di venir contattato da una ragazza di nome Marah, nata a Damasco, Siria.

La Svezia in questi ultimi anni ha ospitato un alto numero di rifugiati, che anno dopo anno aumenta a causa della guerra.
Decido di scattare con Marah quasi immediatamente, a patto che lei mi racconti della sua vita.
Appena scende dall’auto vengo colpito dal suo sorriso e dal suo sguardo vigoroso e malinconico, che non avevo mai visto in una ragazza di soli diciotto anni.

Ci avviamo verso la foresta, qualche chiacchiera per rompere il ghiaccio e per metterla a suo agio.
In questo lavoro mi capita spesso di sentirmi dire dalle persone che non si trovano belle e mi cercano per potersi sentire tali almeno una volta.
Anche Marah mi ha detto qualcosa del genere, criticando il suo stesso corpo e la sua altezza.
Le ho detto come avevo già detto in passato a tante altre ragazze che non riusciva a vedere quello che io invece riuscivo a vedere in lei.

Cominciamo con qualche scatto poco impegnativo, giusto per farle capire come posare e come muoversi naturalmente, intanto inizio a farle delle domande e lei, dopo aver abbassato lo sguardo a terra e sorriso leggermente, inizia a rispondermi.

“Ho lasciato la mia terra nel 2012, prima delle scuole superiori.
Io, mia madre e mia sorella ci siamo trasferiti in Egitto, dove viveva mio padre, con l’intenzione di trasferirci in Svezia e riunirci anche con mio fratello, che viveva da due anni in Russia.
All’inizio vivevo da sola con mio padre, che lasciava l’appartamento alle sette del mattino per andare a lavorare e rientrava la sera tardi, per cui trascorrevo la maggior parte della giornata in compagnia del mio gatto, di nome Micky.
All’inizio ci avevano detto che sarebbero serviti sei o sette mesi prima di avere i documenti per lasciare l’Egitto e trasferirsi in Svezia per cui decisi di non cominciare la scuola.
Visto che il tempo passava ed i documenti tardavano ad arrivare, all’inizio del nuovo anno scolastico decisi comunque di iscrivermi, anche se i documenti potevano arrivare da un momento all’altro , sentivo la necessità di stare in mezzo a ragazzi e ragazze della mia età, anche se per un giorno solo.
Il problema è che avendo perso un anno ero rimasta una classe indietro rispetto a tutti i miei amici, per cui ogni giorno a scuola non facevo altro che piangere per ore, perché ero nuovamente sola, lontano dalle persone che amavo e conoscevo.
Ricordo che un giorno stavo facendo una passeggiata con i miei amici, e per la prima volta mi stavo divertendo e ridevo assieme a loro.
Il mio nome è Marah, ed in arabo significa “gioia”, “divertimento”; un ragazzo che frequentava la mia classe quel giorno mi passò a fianco e disse “finalmente ti stai divertendo!”.
Questa cosa mi fece riflettere: il mio nome significa “gioia” ed io piango tutti i giorni?
L’unico giorno in cui ero ero felice, mi venne nuovamente da piangere!
Qualche tempo dopo mia madre mi chiamò al telefono, era in lacrime e la sua voce tremava.
Mi disse che i passaporti erano pronti e che finalmente potevamo lasciare l’Egitto.
Riagganciai il telefono, ero seduta su un divano a due posti all’interno di questa sala enorme, e guardando fuori dalla finestra mi chiedevo “sto davvero per lasciare questo posto?”.
Finalmente arrivò il giorno della partenza.
Non ci sono voli diretti dall’Egitto alla Svezia per cui mi fermai a Copenaghen, dove presi il treno per Malmö e poi per Västerås, città in cui ora vivo.
Appena arrivai a Västerås incontrai mio fratello, che non vedevo da quattro o cinque anni: aspettavo quel momento da così tanto tempo ed ero sicura che avrei pianto, ma ero talmente stanca che quasi persi i sensi tra le sue braccia, e non versai nemmeno una lacrima.”

Feci qualche altro scatto e chiesi a Marah come si trovasse in Svezia.

“Non mi piace dove vivo” rispose.
“Non è il mio posto. Ora sto studiando Svedese ed il mio sogno è di trasferirmi a Stoccolma e li iniziare a studiare Inglese.
Al momento non ho sogni particolari, vorrei solamente andarmene dalla città in cui vivo e stare in una città più viva e dinamica”.

Ovviamente capivo benissimo quell’esigenza.
Avevo fatto circa 300 scatti ed ero soddisfatto del risultato, per cui dissi a Marah che avevamo finito, la ringraziai e lei ricambiò calorosamente.

Si tirò via il muschio incastrato tra i capelli e lentamente passeggiammo fuori dalla foresta, quasi in silenzio.
Quando i nostri piedi toccarono nuovamente l’asfalto mi resi conto che le nuvole in cielo erano sparite per lasciar posto al sole d’agosto, forse un po pallido ma caldo e rassicurante.